lunedì 7 maggio 2007
RIFONDAZIONE TOSCANA: I “NO” QUASI IN MAGGIORANZA
Solo qualche mese fa sembrava irreversibile, cosa fatta. E invece no. L’incredibile ingresso del Prc nella giunta regionale toscana sta incontrando una resistenza ben oltre le previsioni, e non dallemozioni di minoranza ma da un ampio schieramento di sinistra, trasversale alle mozioni, con ungenerale rimescolamento delle carte. A Firenze, al Comitato Politico Federale che ha discussodella questione il 20 aprile scorso, una mozione sottoscritta da diversi dirigenti del Prc di tutte lemozioni (che pubblichiamo di seguito) e che chiedeva di non produrre quest’ulteriore strappo conla cultura comunista e di lotta del partito in direzione di un governismo spregiudicato senzacontenuti, otteneva 44 voti a favore; 51 voti otteneva il documento del Comitato Politico Regionalefavorevole all’ingresso in giunta, 2 gli astenuti. Un risultato straordinario visti i rapporti di forzanei gruppi dirigenti. Per una manciata di voti l’odg non passava. Se la mozione Essere Comunistiavesse votato unita a favore, in continuità con il documento alternativo dello scorso congresso,l’odg sarebbe stato approvato.Eppure il passaggio proposto ha dell’incredibile. Il Prc toscano rifiutò un’accordo con il centrosinistranel 2000, quando in quelle elezioni in tutte le regioni italiane si fecero accordiprogrammatici, più o meno discutibili ma nella loro scadenza naturale. Oggi, dopo anni diopposizione sacrosanta e seria alla politica moderata del centro-sinistra, solo perché Rifondazioneè andata al governo nazionale (nella modalità che conosciamo e che abbiamo contestato alcongresso di Venezia), si propone di entrare nella giunta regionale con le stesse modalità nazionali(senza nessun serio “paletto” programmatico”) e per di più a metà legislatura, che significal’ingresso in una maggioranza e con un programma già predefiniti ed esistenti. Non si era mai vistauna cosa del genere. Una cultura governista che prende rapidamente piede anche fra i gruppidirigenti locali. Una corsa al governo e in incarichi istituzionali forse ancora più spinta di quelladel partito nazionale, fonte principale di degenerazione denunciata anche nei documenti alla basedella conferenza di organizzazione.La cosa più incredibile però – ma forse significativa delle diversità di culture politiche – è losbandamento di una parte dell’area toscana di Essere Comunisti rispetto alle tesi di Venezia, cheha votato a favore dell’ingresso in giunta. E qui non siamo di fronte ad un rifiuto pregiudiziale dipartecipazione alle giunte locali, errore che i comunisti non hanno mai fatto. Il problema è che lemodalità, l’approccio, i tempi di tutta l’operazione si inseriscono, anche senza volerlo, nel grandefiume della cultura governista che ha cominciato a prendere piede con il congresso di Venezia eche si sta stabilizzando dopo l’ingresso nel governo attraverso la logica iper-realistica del “non sipuò fare altro”.Ma c’è il rovescio della medaglia. La cosa positiva di questa vicenda è che invece “si può farealtro”: il fatto nuovo e positivo in Toscana è la scomposizione delle mozioni di Venezia, la nascitadi una vasta area di sinistra nel partito sui contenuti, con una vocazione non minoritaria (di cui sierano viste le avvisaglie nel corso della conferenza di organizzazione) e di una nuova dialettica fraquesta posizione di sinistra ed una di destra. Pur senza illusioni affrettate, ci auguriamo che sia daesempio e di buon auspicio per la dialettica interna nazionale. I tempi sono maturi, il malessere nelpartito si allarga a macchia d’olio. E’ l’ora di mettersi alla testa, senza settarismi e con grandeintelligenza tattica, di un movimento ampio di lotta per salvare il partito e la sinistra dalla disfattae per mantenere viva in Italia una forza comunista e antagonista al sistema, non addomesticabile ecompatibile, come è stata per anni – sia pure con tanti difetti e cambiando nel tempo le suemodalità – Rifondazione Comunista. C’era un bel manifesto elettorale dei primi anni di vita del Prctoscano che, raffigurando un tavolo verde da biliardo, diceva: “Rompi le palle, vota comunista !”.E’ ancora attuale.Qui di seguito pubblichiamo l’odg di sinistra. Nei prossimi numeri pubblicheremoaltri commenti di esponenti toscani del Prc.PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO PER IL COMITATO POLITICOPROVINCIALE DELLA FEDERAZIONE FIORENTINA PRC DEL 20 APRILE 2007.La forte offensiva dei poteri forti e della Confindustria, impone al PRC di caratterizzare conmaggiore incisività la propria azione per dare risposte concrete ai bisogni sociali (lavoro, pensioni,diritti), sostenere le lotte e l'autonomia dei movimenti, per impedire un progressivo logoramento eduna diffusa delusione tra i settori popolari.Di fronte ad una situazione politica in movimento (nascita del Partito Democratico, scontro in attosulla nuova legge elettorale, rischio di svolte centriste o addirittura ritorno al potere delle forze dicentro-destra), la questione dei contenuti e dei riferimenti sociali, l'esistenza ed il ruolo di un partitocomunista rifondato, rappresentano condizioni basilari affinché la necessaria iniziativa e confrontotra tutte le forze di sinistra, che non accettano la deriva del Partito Democratico, assumano unapositiva direzione di marcia e non si riducano ad un semplice assemblaggio di ceti politici.In questo contesto, il documento proposto dal presidente Martini è politicamente inadeguato,insufficiente e impraticabile per determinare l'ingresso del PRC nella Giunta Regionale e costruirel'Unione in Toscana.Questa valutazione non parte da un atteggiamento pregiudiziale, ma da una valutazione di meritosui contenuti della proposta e soprattutto sulle politiche sin qui condotte dalla Giunta Regionale, chenon rimettono in discussione il modello economico-sociale espresso da Toscana Democratica, neiconfronti del quale il PRC è stato ed è motivatamente all'opposizione.Su acqua, precarietà e base di Camp Darby vi sono aperture generiche e tutte da verificare. Infatti laripubblicizzazione dell'acqua è stata finora contraddetta dalla clamorosa bocciatura della legge diiniziativa popolare sottoscritta da 45.000 firme. I temi della precarietà e della sicurezza sul lavorosono tuttora oggetto di vertenze e di forti critiche sindacali. Anche sulla base di Camp Darby, lapossibilità di una sua riconversione ad uso civile, è subordinata ad una sorta di riflessione unitariasenza darsi un preciso obiettivo di smilitarizzazione da sottoporre al Governo.Su infrastrutture, trasporti, energia, rifiuti e gestione dei servizi pubblici, diritto alla casa, destinodelle aree e edilizia pubblica, tutte questioni altrettanto centrali e irrinunciabili, su cui sono cresciutimovimenti, lotte, società civile e concrete proposte alternative con il ruolo determinante del PRC,mancano impegni, riflessioni e pronunciamenti tali da determinare un effettivo cambiamento:- sulle grandi opere vengono confermati gli impegni presi con Di Pietro, tra cui sottopassoAlta Velocità e corridoio tirrenico, senza alcun impegno di verifica sulle reali necessità,comparazione tra diverse soluzioni, che tengano conto delle risorse disponibili, dell'impattoambientale, della priorità del trasporto pubblico e della volontà dellepopolazioni;- viene ignorata la vertenza del rigassificatore e con essa i problemi ambientali (vediautostrada del mare) e la forte opposizione popolare che ha sollevato;- sui rifiuti, gli impegni di riduzione-differenziazione entrano in palese contraddizione con laconferma dei Piani Provinciali (vedi protocollo firmato nel gennaio scorso): manca una seriaverifica del fabbisogno impiantistico (quantità e tipologia degli impianti) che coinvolga leProvince, che promuova un percorso partecipato con tutti i soggetti sociali (forum pubblico),che consenta di fermare la costruzione dei nuovi inceneritori;- sulla gestione dei servizi pubblici e sociali rimane tutto il problema delle holding, delleprivatizzazioni e della qualità delle prestazioni per garantire basilari diritti di cittadinanza;- nessun riferimento sulla edilizia residenziale pubblica e sulla priorità dell’alloggio a canonesociale, questioni su cui è in corso un aspro confronto con i sindacati e i movimenti casa.Altro che fertile ambiguità!In merito all'uso del territorio, occorre rilevare inoltre il mancato o insufficiente controllo da partedella Regione sugli atti dei Comuni, che hanno consentito scandali come all'Isola d'Elba,Monticchiello, Campi Bisenzio.In questa situazione, l'ingresso del PRC nella Giunta Regionale rischia di produrre forti difficoltànella relazione con i movimenti, sfiducia e demotivazione all'interno stesso del partito, fenomeniche indebolirebbero la nostra azione e credibilità, oltre che lasciare spazi al populismo delladestra.Sul documento di Martini, e più in generale sul ruolo e l'iniziativa del Partito in Regione, ènecessario aprire una reale discussione e consultazione del partito che coinvolga davvero tutti icompagni e le compagne, dopo mesi di silenzio e mancanza di informazioni, promuovendoassemblee di circolo e attivi di zona. Occorre un confronto partecipato con i soggetti sociali, unapprofondimento programmatico sulle principali questioni al centro delle vertenze, evitandoscorciatoie politiciste e scelte obbligate, che rischiano di smentire le posizioni tenacementepraticate dal partito in questi anni.Mancando le condizioni per un accordo, occorre confermare e rilanciare il nostro ruolo diopposizione: soprattutto in questa fase, ciò non significa isolamento, settarismo e rinuncia alconfronto, ma al contrario capacità di proporre, aprire contraddizioni, valorizzare tutti i risultatipossibili, rapportarsi con tutti settori della sinistra non interessati al Partito Democratico.Il Comitato Politico Provinciale della Federazione Fiorentina del PRC, riunito il 20 aprile 2007,ritiene pertanto che non vi siano le condizioni politiche e programmatiche per l'ingresso nellaGiunta Regionale e per modificare la collocazione del Partito in Regione Toscana.Firenze, 20 aprile 07Firme (in ordine alfabetico):Alessandro Bellucci, Arrigo Bortolotti, Cinzia Campani, Beatrice Campigli, Marco Checchi,Alessandro Corrieri, Marzia De Luca, Arnaldo Di Ienno, Renata Fabiani, Enrica Fani, Franca Frati,Vanna Giammartini, Manuela Giugni, Piera Innocenti, Pippo Marchese, Alidina Marchettini,Gianni Monti, Antonino Moscato, Arrigo Orioli, Selene Pecchioli, Sandro Pollini, Claudiosalvatori, Dario Salvetti, Paola Serasini, Ariela Spalla, Sandro Targetti, Riccardo Torregiani, WandaVannucci.Al CPF hanno partecipato 97 compagni/e su 106: questo documento ha ottenuto 44 voti; quelloproposto dal Comitato Politico Regionale ha ottenuto 51 voti; vi sono state 2 astensioni.
Iscriviti a:
Post (Atom)